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GPS logger

Recentemente ho avuto l’opportunità di testare in volo un GPS logger commerciale che mi ha consigliato Roberto Petagna di Aviopress, il quale ha avviato una vera e propria sperimentazione su questo tipo di apparati. Il GPS logger è un device del tutto simile ad un’antenna GPS utilizzata via bluetooth (BT) dagli smartphone dotati di software di navigazione (tipo Tom Tom o Route66). A differenza delle antenne tradizionali però, il logger è dotato di una memoria interna che permette di registrare una certa quantità di dati: oltre a fornire le coordinate al navigatore ricevendo i segnali dalla costellazione di satelliti, il device è in grado di memorizzare log per 15 ore consecutive (io l’ho testato fino ad un massimo di 13 ore e 46 minuti in modalità duale antenna-logger anche se i dati di targa sono di addirittura 18 ore con il BT spento). Il device può anche essere alimentato via USB o mediante l’adattatore per accendisigari). I log memorizzati (il device ha memoria per 130000 “punti” complessivi e quindi la durata massima del log dipende dall’algoritmo utilizzato per il salvataggio delle coordinate; qualora si decidesse di utilizzare il più “costoso” in termini di memoria, 1 punto al secondo, il log massimo sarebbe superiore alle 36 ore, qualora invece si decidesse un intervallo di campionamento più “lasco”, si possono raggiungere anche log di 7 giorni e mezzo)sono successioni di coordinate geografiche associate alla velocità istantanea, alla quota rilevata e al timestamp, e possono essere scaricati sul PC mediante cavo USB o trasmessi via bluetooth. Il software a corredo del logger permette di estrarre i log e generare delle tracce che possono successivamente essere elaborate e convertite in un formato compatibile con alcuni dei più diffusi programmi “cartografici”, come Google Earth/Maps, Microsoft Visual Earth e altre applicazioni professionali di GPS. E’ possibile creare dei file (ad esempio) in formato .kmz per Google Earth e uploadarli su alcuni siti specializzati per generare dei file “customizzati”, molto più dettagliati di quelli, già utili ma spartani, che è possibile generare con il sw a corredo del GPS logger. I file .kmz creati in questa maniera permettono di visualizzare in Google Earth dei pulsanti nuovi che permettono di ri-volare la missione a diverse velocità.
Contenendo i dati grezzi dotati di coordinate geografiche e temporali, è possibile, mediante l’EXIF delle fotografie, associare uno scatto ad una posizione sulla mappa (il cosiddetto “Geotagging”), una pratica che, oltre agli scopi amatoriali, potrebbe, previa sperimentazione, risultare utile anche in scenari operativi reali. Basti pensare ad un velivolo leggero o ad un elicottero non dotato di sofisticate piattaforme di navigazione GPS in grado di registrare i dati salienti della missione durante un volo di ricognizione. Per mezzo di un GPS logger è possibile registrare l’intero percorso, associando le foto degli “obiettivi”, a specifici punti sulla mappa. Si pensi anche a missioni SAR condotte su territori molto vasti con l’impiego di velivoli leggeri, come quelli utilizzati dalla Civil Air Patrol americana nei quali un GPS logger risulterebbe fondamentale per l’analisi del territorio esplorato. Come mi ha spiegato Roberto Petagna, è anche possibile attraverso il GPS logger eseguire dei veri e propri tracciamenti in real time. Il modo più utilizzato è quello che sfrutta la funzionalità del logger di operare come antenna: i dati ricevuti dal logger vengono trasmessi via BT ad un cellulare (o ad un portatile) sul quale è stato precedentemente installato un programma in grado di inoltrare i log verso un apposito gateway; questo server correla le informazioni ad una mappa rendendo disponibile il tracking su Internet (o su uno spazio Web accedibile previa autenticazione, a seconda delle esigenze). Ovviamente, questa soluzione presuppone l’utilizzo di una scheda di rete (nel caso di un portatile) o di una SIM (nel caso di un cellulare) che consentano l’accesso a Internet.
Come spiega ancora Petagna:

Le prime prove si possono fare con GpsGate.com (http://www.gpsgate.com/) http://www.gpsgate.com/index.php?id=39 (questo è il link per individuare la
situazione in cui ti trovi, ad esempio Mobile phone). Questo sito oltre a mettere a disposizione un programmino JAVA per cellulari (quelli che lo supportano), rende disponibile un BuddyTracker che consente di avere una mappa mondiale su cui puoi seguire i tuoi contatti (ti devi registrare, è gratis).

La cosa realmente stupefacente è che i GPS logger hanno una sensibilità superiore rispetto ad una normale antenna GPS apparsa sul mercato 2 o 3 anni fa, riuscendo a ricevere i satelliti anche a 2 o 3 metri di distanza da una finestra o da dentro la tasca di un giubbotto o dall’interno di una borsa!
Il prodotto che ho testato nei mesi scorsi, si chiama Wintec WBT-201, ed ha un costo piuttosto limitato (intorno ai 70 Euro). I dettagli tecnici salienti sono disponibili sulla pagina di uno dei distributori italiani a questo indirizzo: http://www.alange.biz/wbt-201gpsbluetooth
Assolutamente di rilievo il fatto che il software di gestione del WBT-201 consente di impostare i dettagli di campionamento della posizione: è quindi possibile loggare la posizione ogni tot secondi, ogni tot miglia (o metri, o chilometri, tanto anche le unità di misura sono configurabili), ogni variazione di prua di tot gradi, ecc. E’ anche possibile indicare come il processore interno deve elaborare i dati per meglio adattarsi al tipo di “spostamento” che si intende effettuare. E’ infatti possibile scegliere tra:
* Stationary
* Pedastrian
* Automotive
* Sea
* Airbone under 1G
* Airbone under 2G
* Airbone under 3G
* Airbone under 4G

Quelle che seguono sono le foto di un volo notturno a bordo dell’AB.212ICO “Tiger 04” impegnato in una SAR mare nel Golfo di Napoli, una missione addestrativa cui ho potuto prendere parte nell’ambito di un servizio giornalistico che verrà pubblicato nel numero di marzo di RID. Ho creato un .kmz fittizio con un’ipotetica rotta seguita dal velivolo al solo scopo di “agganciare” una foto ad uno degli ipotetici punti del percorso e dimostrare le notevoli opportunità offerte dal GPS logger in termini di Geotagging (prima immagine, screenshot da Google Earth).






A lightning strike causes the loss of an Italian F-16. Are lightnings a risk for aviation safety?

On Feb. 11, an F-16 of the 37° Stormo of the Italian Air Force, crashed into the sea between Levanzo and Marettimo, not far from Trapani Birgi airbase.

The aircraft had been involved in a night training sortie and was returning to the base when, around 20.00LT, it was struck by a lightning while crossing bad weather.

Maj. Maurizio De Angelis of the 18th Gruppo successfully ejected from the aircraft and was located and rescued from the sea by the crew of a HH-3F helicopter of the Trapani-based 82° Centro SAR.

The aircraft lost is the 5th Italian F-16 crashed since this type of fighter entered service with the ItAF as part of the Peace Cesar program. All the mishaps involved aircraft belonging to the Stormo based in Trapani. The aircraft, whose leasing is going to expire on Dec. 31 2010, should have flown about 27.000 hours (22.250 were logged at May 2007), the 60% of the flight hours bought by the ItAF (45.000 fh) but have a worrying crash rate: something around 1.85 losses for 10.000 flight hours, higher than the AMX (still grounded) and Tornado (grounded for a short period after the last accident).

It must be considered though, that 2 F-16 (MM7246 and MM7263) were lost because of a collision and 1 for a birdstrike in landing (MM7258); the very first one (MM7237) suffered a main generator failure during a night mission and the EPU failed to provide power needed to keep the electrical and hydraulic systems alive.

This is not the first time a military aircraft is lost because of a lightning.

Dealing with the F-16 fleet in the World, in the ’80s there were some cases of aircraft lost after being hit by a lightning strike.

In one of them, it was not the lightning itself to cause the crash but its side effect: it ignited the vapors in the empty tank beneath the fuselage that consequently exploded damaging the hydraulic system.

Someone may wonder if an aircraft is so vulnerable to a lightning strike. The answer is “theoretically not”, because the probability to be hit by a lightning is extremely low (there’s about 1 case each year).

Furthermore, the aircraft, just like a car, is shielded by the so-called Faraday Cage, a sort of cage (hence the name) externally made by a conducting material, that blocks out external static electrical fields: charges redistribute on the conduting material and don’t affect the cage’s interior.

Large commercial planes are larger Faraday Cages: if hit by a lightning when flying next or through a storm (rare, since pilots use the on-board weather radar to avoid CBs and storms that could lead to a hit), they let the current pass through the fuselage until ground, preserving the systems’ integrity.

Commercial aircraft have to satisfy stringent requirements to meet the airwothiness certifications required in the U.S. or Europe. Among them there are also standards for protection against the direct and indirect effects of a lightning strike. In particular, planes must be able to withstand the hit without suffering significant surface damage, without any possibility of accidental fuel ignition in the tanks and preserving the avionics and systems failures induced by the electromagnetic field created by the electrical charges of the lightning.

Have a look at this extremely interesting video (a few others are available on youtube) showing a Qantas 767 flying next to a storm hit by a lightning strike:

Alitalia B.767 gets new livery (and latest news about the B.777s and BA038)

On Feb. 10 I spent a few hours at Fiumicino airport. I was curious to see if it was true that the AZA 611 was no longer operated with the B.777 but with the B.764. The aircraft arrived a little earlier than scheduled and around 12.15LT I was surprised to see that the Alitalia aircraft from NYC was indeed a B.767 and above all it was the plane serialled “EI-CRF” wearing the brand new company livery.


While I was waiting for the Alitalia 611, I had the opportunity to spot the Emirates B.777-300, an aircraft that, being equipped with RR engines, made me think to the BA038. According to the news published by the British newspapers in the last days, investigators seems to believe that the crash landing at Heathrow was most probably caused by ice clogging the fuel supply. Neither software glitches, nor FADEC malfunctions, nor electric failure, fuel contaminations, mobile phone interferences. It seems that, exposed to low temperatures on long haul flights, the fuel can freeze. Even if it is not clear under which conditions this may happen, the discovery, if confirmed by the final report of the AAIB, could spur airlines and airports to review the current procedures in order to prevent fuel from freezing during intercontinental flights when aircraft flying at high altitudes can find temperatures below -70° C.