In volo con il JSF (cockpit demonstrator)

Oggi ho avuto la possibilità di fare un viaggio nel futuro (anche se a breve raggio, diciamo una quindicina d’anni) prendendo parte ad una sessione di orientamento con il JSF cockpit demonstator. 6398.jpgSotto la supervisione di un pilota della Lockheed Martin (di F-16 per la precisione) ho volato virtualmente con l’F-35, un caccia di 5th Generation, estremamente avanzato, che realizza la cosiddetta “sensor fusion” e fornisce al pilota una situational awareness a dir poco sbalorditiva, pur garantendo una buona semplicità di condotta. La prima impressione che ho avuto a bordo del simulatore, per l’occasione ospite del Comando della Squadra Aerea di Centocelle, è stata quella di giocare con un famoso simulatore di volo della Digital Image Design, “Super EF-2000”. SEF2000 è un gioco per PC che uscì nel 1997 e con il quale mi divertii parecchio nel biennio 1998-99. La grafica per quei tempi era eccellente, la complessità degli scenari buona, l’unico neo era rappresentato dall’essere troppo “facile”. Si trattava in buona sostanza di un gioco e non di un simulatore di volo vero e proprio tipo Flight Simulator o Falcon 4.0. sef2000.gifIl modello di volo era realistico ma l’aereo era troppo facile da pilotare anche per un non addetto ai lavori e le informazioni erano in formato “user friendly”, piuttosto difformi da quelle realmente fornite da velivoli di 3^ generazione tipo F-16 o F-18. Ebbene, ho trovato quella stessa semplicità, quella stessa simbologia interpretabile “at a glance” proprio nel JSF. Il velivolo non dispone di un HUD ma ha un solo grande touch screen che può essere configurato a piacimento toccando il display con le dita (tipo palmare). Le informazioni normalmente presentate al pilota nel visore a testa alta sono “proiettate” direttamente nel casco capace, attraverso i sensori del velivolo, di vedere in tutte le direzioni, attraverso qualsiasi superficie. Il pilota ha quindi l’impressione di volare nel vuoto e può tenere ben in vista il velivolo avversario senza essere ostacolato dal pavimento della cabina o dalla coda del proprio aereo. Quindi, durante un ipotetico combattimento in volo il pilota è in grado di seguire il velivolo nemico osservandolo oltre i montanti e le superfici del proprio caccia, come se fosse sospeso nel vuoto. Per il resto, come detto, la simbologia è abbastanza chiara: i triangoli rossi rappresentano gli avversari, i bianchi gli “unknown” e i verdi sono friendly. Il JSF è in grado di condividere tutte le proprie informazioni via rete con gli altri elementi della formazione o con velivoli AWACS e Rivet Joint. L’accesso ai menu avviene tramite un cursore mosso attraverso un piccolissimo joystick posizionato sulla manetta. Insomma tutto abbastanza intuitivo per chi, come me, è abituato a lavorare al computer; un’esperienza abbastanza “shockante” per quei piloti che invece sono abituati agli strumenti analogici stile-F-104. E’ tuttavia abbastanza chiaro che con il JSF si debba pensare non tanto alla condotta del velivolo quanto alla gestione delle informazioni e della missione. Attraverso il DAS, il pilota è in grado di visualizzare tutte le emissioni elettroniche sui 360° del velivolo. Se vuole, può conoscere addirittura le frequenze di ricerca e tracking dei radar di terra.

Particolarmente interessante è stato testare le doti di volo in hovering del velivolo, disponibile anche nella versione STOVL che interessa la Marina italiana e l’Aeronautica. 6536.jpgIl pilota, mediante un apposito switch comanda la transizione dal volo convenzionale a quello stile-Harrier per intenderci. Il velivolo orienta autonomamente le nozzle e riduce la velocità fino a raggiungere la IAS precedentemente impostata attraverso un apposito pulsante della manetta (anch’essa gestita in modalità automatica). Passati in modalità “vertical”, il velivolo è semplicissimo da pilotare, anche in virtù di una telecamera puntata verso il basso che permette di visualizzare il terreno sorvolato e decidere letteralmente dove andare a poggiare le ruote. 5902.jpgMuovendo avanti o indietro la barra di comando si sale o si scende: con un paio di tentativi si riesce anche a mantenere la velocità verticale desiderata. Con la pedaliera si punta il muso dove si vuole e anche un neofita può atterrare senza grossi problemi e con una certa precisione. L’unica difficoltà che ho incontrato è stato distinguere tra tutti gli switch presenti sulla manetta quello che spinto verso l’alto con il mignolo, mi permetteva di selezionare la velocità dell’automanetta. Per il resto il velivolo è un vero e proprio sogno, facile da pilotare e in grado di fornire al pilota tutte le informazioni che desidera, nel layout che preferisce.

Warbird Digest
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David Cenciotti is a freelance journalist based in Rome, Italy. He is the Founder and Editor of “The Aviationist”, one of the world’s most famous and read military aviation blogs. Since 1996, he has written for major worldwide magazines, including Air Forces Monthly, Combat Aircraft, and many others, covering aviation, defense, war, industry, intelligence, crime and cyberwar. He has reported from the U.S., Europe, Australia and Syria, and flown several combat planes with different air forces. He is a former 2nd Lt. of the Italian Air Force, a private pilot and a graduate in Computer Engineering. He has written four books.