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How does the F-35 JSF fly and fight?

In May 2006, I wrote an article about my experience flying with the F-35 using the Lockheed Martin’s JSF Cockpit demonstrator. Since the article was written only in Italian and many foreign readers have been following my recent comments and articles about the F-35B, the Harrier and the STOVL debate, I thought it could be interesting for them to read it in English, especially because I describe also the way the aircraft flies and the way it transits from horizontal to vertical flight. I will also add the slide which were presented during the press briefing that preceeded the cockpit demo that I received from LM some weeks after my “flight”: even if they are some 5 years old, they provide an interesting look into some of the technologies introduced by the JSF.
Have a good read.

Today (May 9, 2006) I had the opportunity to travel in the future (even if it was a short-range trip, let’s say fifteen years ahead) as I attended an orientation session with the JSF cockpit demonstator. Under the supervision of a Lockheed Martin F-16 pilot, I virtually flew the F-35, a 5th generation highly advanced fighter which makes the so-called “sensor fusion” a reality and provides the pilot a stunning situational awareness, while still allowing for simple handling. The first feeling that I had when I was aboard the simulator, hosted by the Comando Squadra Aerea of the Aeronautica Militare (Italian Air Force, ItAF) at Centocelle, Rome, was that of being in front of a popular flight simulator from Digital Image Design: “Super EF-2000”. SEF2000 is a PC game that came out in 1997 and that I enjoyed a lot in 1998-99. The graphics for that time was excellent, the scenario’s complexity was good, the only flaw was the being too “easy”. It was basically a game and not a real flight simulator like Microsoft Flight Simulator or Falcon 4.0. The flight model was realistic but the plane was too easy to fly even for a newbie and the information provided by the avionics was too “user friendly”, rather different from those actually provided by aircraft of the 3rd generation. Well, I found the same easiness, the same “at a glance” symbology right in the JSF. The aircraft does not have a HUD (Head Up Display), but has one big touch screen that can be configured at will by tapping the screen with your fingers (like a PDA). The information normally presented to the pilot in the HUD are “projected” directly into the pilot’s helmet that is capable, through the sensors of the aircraft, to see in all directions through any surface. The pilot then has the impression of flying into the air (without an aircraft surrounding him) and can visually track the enemy aircraft with is sight not hampered by the tail or wing of his plane. Then, during a hypothetical dogfight the pilot is able to follow the enemy aircraft through the cockpit mounts, as if suspended in space. For the rest, as mentioned above, the symbolism is clear enough: the red triangles represent the enemies, the white are “unknown” and the greens are friendly aircraft. The JSF is able to share all its information via a network with the other elements of the flight or with AWACS and Rivet Joints. The menu can be browsed with a cursor moved by a small joystick located on the throttle. In short, everything pretty straightforward for someone like me, used to work at the computer; an experience somewhat “shocking” for those pilots who are accustomed to the analogue Starfighter-style cockpits. Obviously, with the JSF the pilot should focus on mission and information management, rather than worrying about “flying the aircraft”. By means of the DAS, the pilot can see all the electronic emissions on the 360 degress around the aircraft. He may even know the search and tracking frequency of the ground radar. Of particular interest was the opportunity to test the hovering capabilities of the aircraft, that is in fact also available in the STOVL version that interests both the Marina Militare (Italian Navy) and the Aeronautica Militare (Italian Air Force, ItAF). The pilot, by means of a switch manages the transition from conventional flight to the Harrier-style, so to speak. The aircraft autonomously directs the nozzle and reduces the speed to the IAS (Indicated Air Speed) previously set through a dedicated button on the throttle (which is also operated in automatic mode). Once in “vertical” mode, the aircraft is extremely simple to fly, even thanks to the camera underneath the fuselage that allows the pilot to see downwards, and to decide where to place the wheels. Moving the stick forward or backward the aircraft climbs or descends: with a couple of attempts, you can also manage to maintain the desired vertical speed. With the rudder, you can point the aircraft nose wherever you want and even a novice can land with some precision and without major problems. The only difficulty I encountered during the flight was distinguishing between all the switches on the throttle, that pushed up with the little finger, allowed me to select the autothrottle. As for the rest, airplane is a real dream, extremely easy to be piloted and able to provide the pilot with all the information he might need, in the preferred layout.

In volo con il JSF (cockpit demonstrator)

Oggi ho avuto la possibilità di fare un viaggio nel futuro (anche se a breve raggio, diciamo una quindicina d’anni) prendendo parte ad una sessione di orientamento con il JSF cockpit demonstator. 6398.jpgSotto la supervisione di un pilota della Lockheed Martin (di F-16 per la precisione) ho volato virtualmente con l’F-35, un caccia di 5th Generation, estremamente avanzato, che realizza la cosiddetta “sensor fusion” e fornisce al pilota una situational awareness a dir poco sbalorditiva, pur garantendo una buona semplicità di condotta. La prima impressione che ho avuto a bordo del simulatore, per l’occasione ospite del Comando della Squadra Aerea di Centocelle, è stata quella di giocare con un famoso simulatore di volo della Digital Image Design, “Super EF-2000”. SEF2000 è un gioco per PC che uscì nel 1997 e con il quale mi divertii parecchio nel biennio 1998-99. La grafica per quei tempi era eccellente, la complessità degli scenari buona, l’unico neo era rappresentato dall’essere troppo “facile”. Si trattava in buona sostanza di un gioco e non di un simulatore di volo vero e proprio tipo Flight Simulator o Falcon 4.0. sef2000.gifIl modello di volo era realistico ma l’aereo era troppo facile da pilotare anche per un non addetto ai lavori e le informazioni erano in formato “user friendly”, piuttosto difformi da quelle realmente fornite da velivoli di 3^ generazione tipo F-16 o F-18. Ebbene, ho trovato quella stessa semplicità, quella stessa simbologia interpretabile “at a glance” proprio nel JSF. Il velivolo non dispone di un HUD ma ha un solo grande touch screen che può essere configurato a piacimento toccando il display con le dita (tipo palmare). Le informazioni normalmente presentate al pilota nel visore a testa alta sono “proiettate” direttamente nel casco capace, attraverso i sensori del velivolo, di vedere in tutte le direzioni, attraverso qualsiasi superficie. Il pilota ha quindi l’impressione di volare nel vuoto e può tenere ben in vista il velivolo avversario senza essere ostacolato dal pavimento della cabina o dalla coda del proprio aereo. Quindi, durante un ipotetico combattimento in volo il pilota è in grado di seguire il velivolo nemico osservandolo oltre i montanti e le superfici del proprio caccia, come se fosse sospeso nel vuoto. Per il resto, come detto, la simbologia è abbastanza chiara: i triangoli rossi rappresentano gli avversari, i bianchi gli “unknown” e i verdi sono friendly. Il JSF è in grado di condividere tutte le proprie informazioni via rete con gli altri elementi della formazione o con velivoli AWACS e Rivet Joint. L’accesso ai menu avviene tramite un cursore mosso attraverso un piccolissimo joystick posizionato sulla manetta. Insomma tutto abbastanza intuitivo per chi, come me, è abituato a lavorare al computer; un’esperienza abbastanza “shockante” per quei piloti che invece sono abituati agli strumenti analogici stile-F-104. E’ tuttavia abbastanza chiaro che con il JSF si debba pensare non tanto alla condotta del velivolo quanto alla gestione delle informazioni e della missione. Attraverso il DAS, il pilota è in grado di visualizzare tutte le emissioni elettroniche sui 360° del velivolo. Se vuole, può conoscere addirittura le frequenze di ricerca e tracking dei radar di terra.

Particolarmente interessante è stato testare le doti di volo in hovering del velivolo, disponibile anche nella versione STOVL che interessa la Marina italiana e l’Aeronautica. 6536.jpgIl pilota, mediante un apposito switch comanda la transizione dal volo convenzionale a quello stile-Harrier per intenderci. Il velivolo orienta autonomamente le nozzle e riduce la velocità fino a raggiungere la IAS precedentemente impostata attraverso un apposito pulsante della manetta (anch’essa gestita in modalità automatica). Passati in modalità “vertical”, il velivolo è semplicissimo da pilotare, anche in virtù di una telecamera puntata verso il basso che permette di visualizzare il terreno sorvolato e decidere letteralmente dove andare a poggiare le ruote. 5902.jpgMuovendo avanti o indietro la barra di comando si sale o si scende: con un paio di tentativi si riesce anche a mantenere la velocità verticale desiderata. Con la pedaliera si punta il muso dove si vuole e anche un neofita può atterrare senza grossi problemi e con una certa precisione. L’unica difficoltà che ho incontrato è stato distinguere tra tutti gli switch presenti sulla manetta quello che spinto verso l’alto con il mignolo, mi permetteva di selezionare la velocità dell’automanetta. Per il resto il velivolo è un vero e proprio sogno, facile da pilotare e in grado di fornire al pilota tutte le informazioni che desidera, nel layout che preferisce.